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martedì, 7 Settembre 2010 
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Nonostante l’evidenza della vita in azione, molti osservatori della festa di San Domenico hanno pensato e pensano che essa sia documento del passato. Vi partecipano nell’illusione di compiere un viaggio nel tempo, fino a trovarsi nella scena di quello che fu il mondo dei pastori e dei contadini. La ricerca non è però in grado di ricostruire con ragionevole compiutezza la storia di questa scena e soddisfare la nostra immaginazione e la nostra fame di passato. Pastori e contadini non scrivevano il loro pensiero e la loro storia, perché non sapevano scrivere e perché, tra l’altro, non potevano certo immaginare che una loro consuetudine di vita sarebbe diventata un bene culturale. Quanto sappiamo sulla storia della festa di San Domenico e del mondo che l’ha generata si deve in grandissima parte a osservatori estranei: eruditi, viaggiatori, antropologi professionisti e dilettanti. Le testimonianze vanno dal XVIII secolo ai giorni nostri. Molte alludono per congettura a un passato più antico o arcaico in cui le forme della festa avrebbero avuto origine, per poi fissarsi ed essere trasportate dalla forza stessa della ripetizione rituale, in un contesto sociale ed economico che per secoli non avrebbe conosciuto trasformazioni di rilievo. Questa costante interpretativa, che ha fatto e fa della festa una sorta di reperto archeologico vivente, si spiega facilmente. Gli osservatori estranei sono colpiti dal fatto che essa porta, fondendoli insieme, simboli che sembrano appartenere a mondi e a tempi diversi. La festa insomma sembra combinare usi di origine precristiana e locale (come per esempio il culto dei serpenti legato al ruolo sociale dei loro incantatori), usi cristiani di carattere popolare o paraliturgico (come per esempio quelli riguardanti le devozioni locali al santo benefattore) e usi cristiani di carattere più normativo e universale (come quelli del culto cattolico nelle sue liturgie più canoniche). In questa sala e nella seguente [pp. 15-17], il visitatore troverà esclusivamente immagini della festa celebrata nel 2001. Esse isolano elementi simbolici di base che hanno permesso nell’arco di secoli alle nuove generazioni di dare ai gesti dei loro antenati gli stessi o nuovi significati.

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