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| La festa di San Domenico |
| Percorso museografico sul rito di San Domenico |
La differenza tra chi partecipa alla festa come devoto e chi vi assiste da spettatore riproduce una tendenza che distingue, almeno dal punto di vista quantitativo, la festa del passato da quella del presente. Non sono però direttamente le trasformazioni delle credenze e delle espressioni religiose a fare emergere i dati salienti dei cambiamenti della festa in questi ultimi decenni. La tendenza alla trasformazione forse più carica di conseguenze riguarda i destinatari della pratica.
Alla domanda per chi è fatta la festa, i devoti rispondono ovviamente che è in onore di San Domenico. Trasportano probabilmente un sentire che li accomuna ai loro antenati. Dire di prendere parte alla festa in devozione al Santo significa innanzitutto dare espressione a una fede religiosa, ma significa anche ribadire che la festa è fatta per se stessi, per la comunità stessa. È questa dimensione sacra della vita sociale a determinare comportamenti altamente formalizzati dove quasi nulla viene lasciato alla libertà del singolo (gesti, posizioni del corpo, abiti, parole, raggruppamenti collettivi, ecc.). Un rito si distingue infatti da uno spettacolo innanzitutto perché quasi non conosce la differenza tra attori e spettatori.
La festa in sé non è minacciata direttamente dalla modernità e dalle trasformazioni sociali, economiche e culturali. I mutamenti più importanti sembrano riguardare poco le forme e molto i significati della festa. Poiché nessuna manifestazione umana di carattere morale o spirituale può esprimersi se staccata dalle componenti pratiche della vita sociale, è naturale che la festa sopravviva proprio perché è stata capace di legarsi alle opportunità dell’economia contemporanea. Ciò fa parte appunto della storia del rito: non deve stupire e soprattutto non deve scandalizzare. Si deve però riflettere sul peso che lo sguardo estraneo può esercitare sulla festa.
Con quali occhi Cocullo guarda alla pratica in cui si identifica? Se la comunità tenderà sempre più a interiorizzare lo sguardo estraneo, se destinerà la festa non più a se stessa o a San Domenico, ma direttamente agli estranei, avrà scelto di accogliere nella lunga tradizione festiva l’elemento più carico di conseguenze, destinato a determinare l’evento in ogni sua parte e soprattutto a legarlo a mode passeggere.
Questa scelta finirebbe col tempo per incrinare la stessa fortuna della festa presso gli estranei. I turisti e i curiosi, si sa, sono più attratti dalle manifestazioni che si svolgerebbero anche senza di loro che da quelle di cui sono principali beneficiari.
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