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martedì, 7 Settembre 2010 
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La festa di San Domenico
Percorso museografico sul rito di San Domenico

pianta museo percorso museografico
Il primo giovedi dì maggio
Simboli su simboli
Sacro e profano
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Il sacro e il Santo
Il racconto del rito

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Il racconto del rito
Il rito impegna tutti e cinque i sensi della percezione. È diretta espressione della vita economica, culturale e religiosa della società. Vive nel presente dell’azione e trasporta con sé elementi del passato. È insomma un’espressione di totalità. È assai difficile dunque raccontarlo, quali che siano i mezzi utilizzati. È possibile però isolare di volta in volta qualche motivo e seguirlo nelle sue associazioni con i molteplici fenomeni con cui è ed era legato. Tuttavia anche un racconto ben costruito, nell’indicare una via, ne preclude molte altre. Fissando una possibile norma della morfologia del rito e della sua interpretazione, finisce inoltre per influenzare la vita dell’evento stesso che è destinato a ripetersi. I criteri con cui si è concepita la mostra e progettato l’archivio tengono conto di queste difficoltà. L’impianto della mostra ne permette l’aggiornamento totale o parziale nel corso del tempo. L’archivio conserverà con ordine ogni documento passato e recente (compresi quelli delle mostre che potranno succedersi) e guiderà allo svolgimento, in varie direzioni, dei problemi sollecitati dal tempo presente.


Il paese della festa
Cocullo si identifica nella festa di San Domenico e gli estranei identificano Cocullo nel paese della festa. Come in un gioco di specchi, residenti ed emigrati, devoti di San Domenico ed estranei si rimandano gli uni con gli altri l’immagine riflessa di un evento capace ormai di condensare tutte le relazioni in cui una società può essere colta (territorio, economia, religione, cultura, istituzioni). Questo rito meriterebbe di essere continuamente documentato e studiato nella sua storia proprio per il fatto di essere diventato un luogo di concentrazione dei tratti identitari di una comunità. Documenta ciò che essa percepisce di se stessa, ciò che vorrebbe essere, ciò che è per gli altri e ciò che effettivamente è in quanto continuità di valori nei mutamenti che il divenire comporta. Se questa mostra avesse suggerito nel visitatore anche solo qualche riflessione in tal senso orientata avrebbe svolto il suo compito. È stata realizzata infatti come momento di un progetto di documentazione digitale più ambizioso, a cui affidare la possibilità di percorsi critici propriamente meditati e argomentati. Questi ultimi sono insostituibili per i residenti, per gli estranei e per quanti pensano che una riflessione critica sul rapporto fra tradizione e modernità, tra locale e globale, sia una necessità per individuare le scelte possibili di fronte a fenomeni economici, sociali e culturali di grande portata, destinati altrimenti a essere solo subiti dalle periferie.

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