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martedì, 7 Settembre 2010 
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Archeologia - Storia degli studi e degli scavi
A sud di Cocullo è posta la frazione Casale, interessante da punto di vista archeologico come risulta dalla relazione sottostante:

“L’intuizione che il territorio dell’odierna Cocullo fosse stato stabilmente abitato nell’antichità non è recente. Basti pensare che Antonio De Nino (1833-1907), ormai famoso archeologo di Pratola Peligna attivissimo negli ultimi decenni del XIX secolo, non sapendo come considerare la città di Cocullo, peraltro già celebrata per le sua tradizioni religiose e folcloristiche, chiedeva al sindaco di allora (1876) di fornirgli eventuali elementi a conferma di ciò che era ipotizzato; egli parlava infatti di studiosi che avrebbero posto il “Cuculum oppidum” citato da Stradone presso il paese attuale di Cocullo.
Il Cluverio (1624), storico erudito , localizzava invece la citta citata da Stradone nella Marsica, come anche altri successivi autorevoli studiosi quali Thedore Mommsen ed altri.
L’Olstenio, discepolo del Cluverio, fu forse il primo a localizzare nei pressi dell’attuale Cocullo la città citata da Stradone. Difatti nella carta pubblicata dal Cluverio apportò alcune modifiche, aggiungendo tra l’altro la città di Cucullum nella zona sud-occidentale della Valle Peligna. Anche il Febonio (XVII secolo) aveva citato Cocullo nella sua Historia Marsorum.

Il De Nino non ottenne risposta dal sindaco e tornò ad occuparsi di Cocullo nel 1887 e nel 1899, quando compì ricognizioni nel territorio, percorrendo ogni contrada e località ed annotando, come era solito, ogni elemento visibile, ascoltando anche i racconti degli abitanti sulla presenza di “antichità”.
Pur non essendo sempre possibile ritrovare i reperti segnalati dallo studioso peligno ed identificare con precisione i luoghi poiché alcuni dei toponimi citati non esistono più, resta comunque da attribuire a questa figura di studioso ottocentesco il merito di avere per primo confermato l’esistenza di un antico insediamento nel territorio di Cocullo e di averlo anche giustamente posto nei pressi del Casale, nella controdata Triana.
Negli anni successivi non si hanno notizie di studi e/o scavi condotti nel territorio a scopo scientifico. Solo i lavori pubblici o la costruzione di nuove abitazioni hanno messo in luce, e spesso distrutto e disperso, antiche strutture murarie e tombe.
E’ il caso dei lavori per un edificio presso Fonte Maggiore a Casale che, nel 1929, portarono a dissotterrare un’antica stipe votiva, certamente situata nei pressi di un santuario.
Pochi decenni dopo, alla fine degli anni ’50, lavori agricoli e lavori pubblici a Casale misero in luce nuove testimonianze, tra le quali un pavimento a mosaico, che conferma la presenza di strutture abitative di età romana in località Triana.
Negli stessi anni venivano spesso in luce sepolture italiche e di età romana di cui, a volte, si recuperavano solo i corredi.
Nel 1965-66 furono intrapresi scavi in una necropoli di età preromana situata sempre in località Triana, già conosciuta per ritrovamenti fortuiti e sporadici precedenti. E’ questo l’unico scavo di Cocullo regolarmente documentato e pubblicato dal suo autore, il Dott. E. Mattiocco”.

(a cura dell’archeologa D.ssa Letizia Brunetti)

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